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L’ultimo giorno di Internet Explorer: addio a un pezzo di storia del web

Cliccando sull’icona del popolare browser il programma non si avvia più. Nato 28 anni fa, ha fatto la storia della navigazione su Internet, ma da tempo Microsoft punta su Edge, che ora si prepara al futuro con l’aiuto di ChatGPT.

Per chi usa internet da anni, e magari non ha grande dimestichezza con gli aggiornamenti e le novità software, questo potrebbe essere un giorno complicato. Infatti, cliccando sull’icona di Internet Explorer non succede più nulla. Il software non parte, e una schermata propone di utilizzare Edge, il nuovo browser di Microsoft. Nuovo, poi: è uscito nel 2015, fra poco compie otto anni, un’eternità nel mondo della tecnologia. 

Lanciato durante l’estate del 1995, ha da subito insidiato il diretto concorrente dell’epoca, Netscape navigator. Poco più di due anni più tardi, alla fine del 1997, Internet Explorer si è adornato del titolo di browser più utilizzato, con quasi il 51% del mercato. Poi il declino, forzato da Chrome, da Firefox e anche da Edge, il nuovo nato di casa Microsoft.
Dal 15 giugno Internet Explorer – tenuto in vita soprattutto per favorire la transizione di quelle applicazioni basate sul web e ancora in auge in molte aziende – verrà archiviato nel limbo dei software dismessi.
La Rete saluta
il browser di Microsoft con i meme, orientati soprattutto a quella che, con il tempo, ne è diventata la proverbiale lentezza e la scarsa compatibilità con i contenuti del web.

Internet Explorer, in realtà, era già morto altre volte: l’ultima, il 15 giugno del 2022, quando Microsoft dichiarò che sarebbe stato ritirato e non più supportato. “Microsoft Edge ha al suo interno la modalità Internet Explorer (IE) incorporata, quindi si potrà continuare ad accedere ai siti web e alle applicazioni basate su Internet Explorer direttamente da Microsoft Edge”, si affrettarono a rassicurare da Seattle. Dal 17 agosto 2021 i servizi Web legati a Microsoft 365 (Outlook, Office online, OneDrive e simili) non potevano più essere utilizzati con Explorer. 

Ma già nel 2019 Microsoft, per bocca del suo responsabile della cybersicurezza, illustrava i pericoli del longevo browser esponendo i rischi che avrebbe comportato continuare a usarlo come “predefinito” per la navigazione sul web. 

Era iniziato tutto nel 1995 e con Windows 95. La prima versione, che fu programmata da Spyglass, un’azienda statunitense dell’Illinois. Microsoft la comprò per fare la guerra a Netscape Navigator, uscito a ottobre 1994 come erede di Mosaic, il primo browser. IE esordì il 16 agosto 1995, ma sarebbe durato ben poco. Infatti, già a ottobre del 1995, l’azienda di Bill Gates lanciò il numero due di quella che sarebbe diventata una lunga saga. Lo fece ancora per rilanciare la sfida a Netscape, e questa versione consentiva di importare i segnalibri dal programma rivale, che allora godeva però di una quota di utenti prossima al novanta per cento. Era il vero inizio di quella che poi sarebbe passata alla storia come “guerra dei browser”.

Explorer riuscì in poco tempo a guadagnare terreno, superando Netscape a fine 1998. Raggiunse l’apice nel 2004, con una quota di mercato del 94%, mentre cominciavano a farsi strada alternative come Firefox di Mozilla o Safari di Apple. Nel frattempo negli Stati Uniti, Microsoft era stata messa sul banco degli imputati dal governo per abuso di posizione dominante proprio a causa di Explorer, installato su tutti i pc dotati del suo sistema operativo Windows. All’azienda di Redmond fu imposto di separare il sistema operativo dagli altri software. La stessa richiesta è arrivata per la Ue da Bruxelles nel 2009.

Difficile venga rimpianto: lento e pieno di falle, criticarlo era diventato uno sport quando era al vertice. Oggi lo usa lo 0,75% di chi naviga sul web, nostalgici irriducibili o proprietari di computer vintage. Edge è all’11,25%, molto lontano da Chrome (oltre il 67%), ma non è detto che lo scenario non cambi radicalmente entro qualche anno. Microsoft, infatti, ha appena presentato una nuova versione del suo browser che fa uso dell’intelligenza artificiale di ChatGPT. Permette di organizzare le ricerche in modo più intuitivo e facile da usare, ma anche di riassumere il contenuto di siti web e comporre testi a partire da tabelle di dati.

Fonte: la Repubblica

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